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SUMMARY:L’importanza di chiamarsi Ernesto
DESCRIPTION:Di: Oscar Wilde\nTraduzione: Masolino D’Amico\nCon: Lucia Poli\, Giorgio Lupano\, Maria Alberta Navello\, Luigi Tabita\, Giulia Paoletti\, Bruno Crucitti\, Gloria Sapio\, Riccardo Feola\nRegia: Geppy Gleijeses\nAiuto regia: Norma Martelli\nScene: Roberto Crea\nCostumi: Chiara Donato\nMusiche: Matteo D’Amico\nDirezione tecnica: Francesco Grieco\nProduzione: Dear Friends\, ArtistiAssociati – Centro di produzione teatrale \n  \nCommedia brillante in costume\, nata dalla penna geniale e sarcastica di Oscar Wilde\, costruita con battute mordenti e una trama con disvelamento finale dopo il colpo di scena. \nLa vicenda ruota attorno a due amici aristocratici\, Jack e Algernon. Entrambi adottano la falsa identità di “Ernesto” per sfuggire alle regole sociali e corteggiare le rispettive innamorate\, scatenando equivoci esilaranti e rivelando l’ipocrisia dell’alta società vittoriana. Le due fanciulle infatti sono pronte a maritarsi\, ma solo se impalmate da un uomo che si chiami Ernesto. La scelta di questo nome\, al quale non sono disposte a rinunciare\, salvo una delle due che alla fine\, come si vedrà\, sarà disposta a soprassedere\, è dovuta al fatto che quel nome appare rassicurante in quanto visto come garanzia di “onestà” (l’Earnest del titolo originale). Ma c’è di più: durante un confronto con l’inflessibile Lady Bracknell\, una dama perbenista di fine ottocento\, sarcastica e pungente\, si scopre l’incredibile verità sui due amici. \nA 130 anni dal suo esordio\, questa versione de L’importanza di chiamarsi Ernesto\, testo fondamentale di Oscar Wilde\, grazie a una regia sapiente e appassionata di Geppy\nGleijeses regala divertimento\, mettendo in atto una brillante satira sociale. Elegante e musicale la traduzione del testo\, che mette in risalto il perbenismo inglese; talentuoso il cast di attori\, nel quale si distinguono per affiatamento Giorgio Lupano e Luigi Tabita; mattatrice e protagonista assoluta\, Lucia Poli con un personaggio scritto in modo tale da scatenare risate a scena aperta. \n  \n\nAbbonamento PROSA 1\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\nACQUISTA I BIGLIETTI ONLINE
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SUMMARY:Pomerigèzz 2026-2027
DESCRIPTION:La musica jazz nasce e vive in simbiosi con i tempi\, ne modifica i costumi e si evolve di conseguenza; Pomerigèzz\, i concerti pomeridiani di jazz al Teatro Sociale di Stradella\, nascono con lo stesso spirito: divulgare la storia mantenendola viva e attuale. \nA cura dell’Accademia Musicale Città di Stradella \nIngresso libero \n  \nScopri tutti gli appuntamenti: \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\nDomenica 15 novembre 2026 – Ore 17.00\nGiovanni Falzone Libera Band\n“Suite For Miles”\n\nTromba: Giovanni Falzone\nSaxofono: Raffaele Fiengo\nPianoforte: Massimiliano Cameroni\nContrabbasso: Giuseppe La Grutta\nBatteria: Riccardo Marchese \n– \nLibera Band nasce con il desiderio di formare un gruppo che abbia al centro la libertà\, ossia la capacità di sapersi muovere su ambiti e territori musicali diversi\, sia a livello creativo\, nello sviluppare in modo autentico il materiale compositivo attraverso “finestre di libertà” che mettano in risalto le qualità e le peculiarità di ciascun elemento del gruppo\, sia nella capacità esecutiva\, in modo da valorizzare anche il più piccolo dettaglio compositivo. \nIn un momento storico così delicato\, la parola “Libera” è una scelta ben precisa e fortemente voluta. Ho cercato di mettere insieme un “microcosmo” di persone\, che stimo sotto diversi aspetti\, rapportandolo ad un “mondo ideale” dove mi piacerebbe abitare: senza barriere di genere\, senza colonizzatori\, senza oppressori\, senza ricchezza spropositata che offende la fame altrui. In parole semplici: un mondo libero capace di agire nella libertà così come nelle regole\, nella responsabilità\, nella bellezza\, nell’ascolto e soprattutto nel rispetto di tutti. \nFanno parte di questo progetto giovani musicisti di talento\, tutti Under 30\, di grandissima sensibilità\, con i quali ho instaurato\, fin da subito\, un rapporto di complicità ed intesa musicale\, grazie alla loro curiosità e alla loro capacità di muoversi in diversi ambiti creativi. \n\n\n\n\n\n\n\nDomenica 6 dicembre 2026 – Ore 17.00\nSandro Gibellini\n“Chorinhos”\nChitarra: Sandro Gibellini\nClarinetto: Guido Bombardieri\nFisarmonica: Fausto Beccalossi\nPianoforte: Andrea Candeloro\nContrabbasso: Roberto Piccolo\nBatteria: Massimo Caracca \n– \nSandro Gibellini\, chitarrista di razza\, sensibile e raffinato\, ha abbandonato per un attimo il jazz per dedicare un intero disco ad una sua passione musicale\, lo choro. Questo genere musicale incarna l’anima popolare brasiliana di cui il suo esponente storicamente più illustre è stato Pixinguinha. Gibellini ha intitolato il disco Chorinhos ed è composto interamente da brani originali scritti dal chitarrista. \nGià dal primo ascolto si capisce subito che Gibellini è riuscito a trasmettere pienamente questa sua passione essendo il disco pregno di esotico estetismo\, colori\, gioia e panorami immaginifici. Ha messo sapientemente in musica quelle che sono le istanze principali di questo genere musicale miscelandole con una buona dose di jazz ed esaltandone i tratti melodici. \nContrabbasso e batteria tengono dritto il timone seguendo la loro stella jazz e garantendo agli assolo del leader\, alle sue sortite sonore\, di restare in linea con la struttura del brano e improvvisare liberamente. Anche gli interventi di pianoforte sono fantasiosi e allo stesso tempo coerenti con le esigenze e le fantasiose melodie di Gibellini. Chorinhos è un disco ricco di strumenti e suoni dove il clarinetto disegna ghirigori barocchi contrappuntando le tematiche della chitarra. \nÈ proprio il suono ammaliante del clarinetto in Eunice ad aprire il disco e a conferire quell’alone di magico realismo alle atmosfere di Chorinhos. Così come Fausto Beccalossi fa con la fisarmonica nella cantata Aguas Doces\, conferendo passione e profonda sensibilità alla tematica del pezzo. \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\nDomenica 24 gennaio 2027 – Ore 17.00\nSophia Tomelleri Quartet\nSaxofono: Sophia Tomelleri\nPianoforte: Simone Daclon\nContrabbasso: Alex Orciari\nBatteria: Pasquale Fiore \n– \n\n\nSophia Tomelleri 4tet plays the Women Composers \n“Dopo aver concluso gli studi di laurea magistrale in composizione Jazz nel 2023 con una tesi sulla figura di Carla Bley\, celebre compositrice ed arrangiatrice statunitense deceduta solo l’anno scorso\, è nato in me l’interesse per le altre figure femminili che hanno contribuito al repertorio della musica afroamericana. \n\n\nTalune hanno goduto di un ampio riconoscimento\, come la succitata Carla Bley o Mary Lou Williams\, mentre altre sono passate inosservate al grande pubblico.\n\nE’ il caso di Sara Cassey: deceduta prematuramente all’età di 37 anni per cause non del tutto chiarite\, ha lavorato per l’etichetta discografica Riverside Records (una delle principali etichette di Jazz americane) componendo brani incisi da Hank Jones\, Clark Terry\, Johnny Griffin per citarne alcuni. Kay Swift: prima donna a comporre un musical per intero per Broadway. Oltre ad aver scritto Fine and Dandy\, è stata stretta collaboratrice ed assistente di George Gershwin. Tante opere del compositore della Tin Pan Alley (la via di New York in cui si concentravano le editrici musicali\, e da cui trae il nome il complesso della musica di intrattenimento americana di inizio Novecento) ci sono state tramandate grazie alla memoria musicale della Swift.\n\n\n\n\nPoi c’è il capitolo delle compositrici afroamericane\, come Mary Lou Williams e Melba Liston. Queste ultime\, oltre a soffrire dei pregiudizi in quanto donne\, dovettero subire vessazioni e umiliazioni anche per il colore della loro pelle. Entrambe ad un certo punto della loro carriera rinunciano ai concerti dal vivo per lo stress e le vessazioni subite (page rifiutate\, molestie sessuali da parte dei colleghi\, relegazioni a ruoli “femminili” come lo stirare gli abiti dei musicisti in tour) e confinano le loro attività musicali alla composizione e all’arrangiamento. Besame Mucho è uno dei brani più famosi e riproposti al mondo\, ma pochi sanno che a comporlo è stata una allora non ancora maggiorenne messicana che risponde al nome di Consuelo Velàzquez.\n\n\n\n\nNumerose sono le altre compositrici nella storia del Jazz. Terri Lyne Carrington\, nota batterista\, compositrice e didatta contemporanea\, rendendosi conto che nelle raccolte di opere Jazz fossero rappresentati come autori solamente uomini\, nel 2022 pubblica New Standards: 101 Lead Sheets By Women Composers\, una raccolta di 101 opere composte esclusivamente da autrici. Sulla scia di Terri Lyne Carrington che nel 2022 pubblica un album con opere estratte dal libro appena citato\, intitolato significativamente New Standars\, Vol.1\, nel novembre 2024 ho emulato questo tributo alle donne compositrici\, registrando l’album Besame Mucho in New York per l’etichetta giapponese Venus Records (con John Di Martino al pianoforte\, Peter Washington al contrabbasso e Willie Jones III alla batteria)\, contenente opere di Mary Lou Williams\, Geri Allen\, Marian McPartland\, Sara Cassey\, Melba Liston\, Consuelo Velazquez\, Renee Rosnes e Bernice Petkere.”\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\nDomenica 14 febbraio 2027 – Ore 17.00\nAndrea Pimazzoni\n“VAM Trio”\nSax tenore: Andrea Pimazzoni\nContrabbasso: Martino De Franceschi\nBatteria: Valerio Abeni \n– \nVAM Trio plays Joe Henderson \nIl trio composto da Valerio Abeni (batteria)\, Andrea Pimazzoni (sax tenore) e Martino De Franceschi (contrabbasso) rende omaggio all’universo musicale di Joe Henderson\, tra le voci più originali e influenti del jazz contemporaneo. \nLe sue composizioni\, ricche di profondità armonica\, libertà ritmica e tensione melodica\, diventano il punto di partenza per un percorso interpretativo che privilegia il dialogo\, l’interplay e la costruzione estemporanea del suono. Accanto ai brani di Henderson trovano spazio alcuni standard\, riletti con la stessa sensibilità\, in un equilibrio tra tradizione e ricerca. \nLontano da qualsiasi intento filologico\, il trio affronta questo repertorio con uno sguardo attuale\, lasciando che ogni esecuzione si sviluppi nell’istante\, tra ascolto reciproco\, energia e libertà improvvisativa. Ne emerge una musica viva\, aperta e in continua trasformazione\, capace di restituire tutta la modernità del linguaggio di Henderson attraverso una voce personale e condivisa.
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SUMMARY:La nascita del giullare
DESCRIPTION:Da “Mistero Buffo” di Dario Fo\nLibero adattamento in dialetto stradellino di Bruno Civardi.\n  \nCon: Giuseppe Abelli\, Bruno Civardi ed Elisabetta Sanguinetti\nMusiche canti a cura dell’Ensemble Vocale e Strumentale AUDITE NOVA di Voghera.\nDanze eseguite dalla Scuola Grand Jeté di Robecco Pavese.\n  \nL’idea di questo spettacolo è nata dall’intenzione di continuare a promuovere il dialetto stradellino e mostrarne ulteriori capacità culturali. \nLo spettacolo avrà la forma di una lettura scenica\, ispirata a “La nascita del giullare”\, un testo contenuto in “Mistero Buffo”\, capolavoro del Premio Nobel Dario Fo. \nVi si racconta la favolosa origine del primo giullare\, che da contadino ignorante\, perseguitato dai potenti\, si trasforma – grazie a un miracolo di Gesù Cristo in persona – nell’artista popolare in grado\, con la sua parola\, di mettere alla berlina i signori prepotenti. Tutti i brani musicali e i testi dei canti sono di autore anonimo\, tramandati dal cosiddetto “Libre Vermell” (XIV secolo) del monastero spagnolo di Monserrat\, ed eseguiti dall’Ensemble vocale-strumentale Audite Nova\, di Mario e Chiara Giaccoboni. Le danze\, anch’esse di tipo medioevale\, vedranno in scena le ballerine della Scuola Grand Jeté di Robecco Pavese\, diretta da Susanna Denicolai. \n  \nEventi Speciali \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\nACQUISTA I BIGLIETTI ONLINE
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SUMMARY:Morte accidentale di un anarchico
DESCRIPTION:di Dario Fo e Franca Rame\n\nregia Giorgio Gallione\ncon Lodo Guenzi\ne Matteo Gatta\, Eleonora Giovanardi\, Alessandro Federico\, Marco Ripoldi\, Roberto Rustioni\nscene di Guido Fiorato\nluci di Andrea Violato\ncostumi di Francesca Marsella\nassistente alle scene Francesca Marsella\nassistente costumi Marisa Mantero\naiuto regia Riccardo Iellen\nrealizzazione scenografie Officina Scenotecnica Gli Scarti\norganizzazione Alessandro Beltaro e Anna De Martini\namministrazione Morena Lenti e Riccardo Rossi\nmacchinista Alberto Tizzone\nelettricista Michele Forni\nufficio stampa Maddalena Peluso\nsocial media Gaia Giardina\n\nuna produzione di Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito\ncon Nidodiragno/CMC produzioni in co-produzione con Teatro Carcano e Fondazione Sipario Toscana – La città del Teatro e con la collaborazione di Argot Produzioni\nun ringraziamento speciale alla Fondazione Dario Fo e Franca Rame.\n  \nNel centenario della nascita di Dario Fo\, Giorgio Gallione si confronta con il Premio Nobel per la letteratura.\n  \nNel 1921 un emigrante italiano “volò” fuori dalla finestra del palazzo della polizia di New York: è questo l’episodio che Dario Fo prende a pretesto per Morte accidentale di un anarchico\, una farsa tragica\, divertentissima e inquietante che dopo più di cinquant’anni è ancora oggi rappresentata con grande successo in tutto il mondo. La “morte accidentale“\, così ironicamente definita da Fo\, è in realtà quella dell’anarchico Giuseppe Pinelli\, precipitato il 15 dicembre 1969 dal quarto piano della Questura di Milano durante uno degli interrogatori relativi alla strage di Piazza Fontana. Un “malore attivo”\, così lo definì l’inchiesta. \nL’edizione di quegli anni\, curata e interpretata da Fo\, divenne presto mitica\, epocale\, con sold out infiniti per più di duecento serate\, vibranti di entusiasmo e partecipazione sociale e civile. Il tutto tra tentativi di censura\, provocazioni e pericoli reali\, con ripetute\, cicliche telefonate anonime che avvertivano della presenza di bombe in sala. Questo perché la morte di Pinelli fu più che sospetta\, tanto che il testo di Fo\, attraverso il paradosso comico della scrittura\, è in realtà basato su documenti autentici\, verbali di processi e inchieste giornalistiche documentatissime che denunciano le cause e le radici politiche di quella diffusa e perturbante “strage di stato” che insanguinò quegli anni e di cui questo episodio è tragico emblema. \nMa la genialità di Fo\, evidente ancora oggi\, è quella di ambientare questo avvenimento in un contesto ridicolmente grottesco\, con protagonista e motore dell’azione un Matto\, un moderno giullare affetto guarda caso da “istriomania” (cioè il bisogno irrefrenabile di spacciarsi per altre persone) e che usa perciò il gioco comico\, il travestimento\, la maschera\, lo sberleffo satirico come arma per smascherare le bugie arroganti e le grossolane contraddizioni di un potere goffo e sfacciato (commissari\, agenti e questori) che nega la verità e l’evidenza della propria degradazione. \n«Nei tempi bui dobbiamo cantare i tempi bui» ha scritto Brecht. Allo stesso modo Fo sceglie coraggiosamente la scomoda posizione del ribelle non allineato\, affrontando tra l’altro più di duecento denunce e processi\, per raccontare in palcoscenico una verità che nessuno voleva davvero ricercare né tantomeno scoprire. Sempre con Brecht\, Dario preferisce «mettersi dalla parte del torto\, perché tutti gli altri posti erano occupati». \nIl nostro Matto sarà Lodo Guenzi\, attore dai poliedrici talenti che guiderà una sarabanda comica\, grottesca e satirica un po’ commedia degli equivoci\, un po’ slapstick comedy\, un po’ grottesco teatro di denuncia\, cosciente della grande eredità dell’autore premio Nobel e contemporaneamente moderno performer che fa propria quella tradizione per rinnovarla e rimodellarla sulla propria sensibilità artistica e moderna coscienza critica. \n\n  \n\nAbbonamento PROSA 2\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\nACQUISTA I BIGLIETTI ONLINE
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DESCRIPTION:Di: Goffredo Parise\nCon: Federica Fracassi\nProduzione: Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa \n\n“Dodici anni fa giurai a me stesso\, preso dalla mano della poesia\, di scrivere tanti racconti sui sentimenti umani\, così labili\, partendo dalla A e arrivando alla Z. Sono poesie in prosa. Ma alla lettera S\, nonostante i programmi\, la poesia mi ha abbandonato. E a questa lettera ho dovuto fermarmi. La poesia va e viene\, vive e muore quando vuole lei\, non quando vogliamo noi e non ha discendenti. Mi dispiace ma è così. Un poco come la vita\, soprattutto come l’amore”. Così scrive Goffredo Parise nel 1982. \nNell’ambito del progetto Teatro Fuori Porta del Piccolo Teatro di Milano\, Federica Fracassi dà voce a Sillabari di Goffredo Parise\, dove si racconta di un’Italia che forse non esiste c’è più e che ha il fascino di un film d’altri tempi\, ma in cui si disegna\, con minuzia\, una giostra di moti dell’anima che restano eterni e troppo umani. \n\n  \nEventi Speciali \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\nACQUISTA I BIGLIETTI ONLINE
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